venerdì 6 giugno 2008

Queste scarpe hanno girato per 25 anni attorno alla pietra


Mi chiedo cos’è la scultura se non un appuntamento sulla panchina del tempo tra idea e materia. Questo mondo che non ha spigoli, rotondo come un abbraccio, perennemente gravido di attese, ha la fragilità del tintinnio di ombre che cadono a sera sulla pietra lavata. Questa completa ed assoluta dedizione di tempo è la prova di fedeltà che l’arte richiede per darsi tutta senza riserve. E’ quando ci si accorge di non saper essere altro, che la nudità, diventa pagina sopra la quale scrivere respiri da tramutare in pietra. Non c’è asilo migliore della novità che accende ogni volta luci sul cammino. Essere operai delle proprie idee è il tentativo di incontrare se stessi ogni volta che si fa qualcosa. D’altra parte la scultura per me è il modo migliore che conosco per somigliare a me stesso.

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